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La Scarzuola, una città ideale

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Nata nella seconda metà del secolo scorso dalla mente geniale dell’architetto Tomaso Buzzi, la Scarzuola è una delle tantissime città ideali immaginate nel corso della storia. La Scarzuola, tuttavia, è una delle pochissime ad essere stata anche realizzata. Oggi è visitabile, ma, mettiamo le mani avanti, chi si aspetta di trovare tra le sue strade solo qualche bell’edificio resterà deluso. La Scarzuola è un sogno che si è fatto pietra, e, come tale, è la lingua dei sogni quella che parla.

L’architetto Buzzi sogna la Scarzuola

In Umbria, nella zona rurale che circonda la cittadina di Montegiove, si trova un luogo unico al mondo, figlio di epoche e uomini diversissimi. La Scarzuola è una piccola località che le cronache fanno risalire al 1218. Alla sua origine, dicono i testi, ci sarebbe San Francesco d’Assisi, che qui costruì una capanna per ripararsi durante il lunghi giorni di preghiera e meditazione. A ricordo dell’evento, nel 1243, gli allora Signori della zona, i Conti di Marsciano, costruirono una chiesa ed un convento, dove si trasferì una comunità di Frati Minori. La semplice presenza di questo convento, tra i più antichi in Italia, basterebbe a fare della Scarzuola un sito dall’inestimabile valore storico. Ma, dal 1957, trova qui sede un’altra opera, forse ancora più preziosa.

È la città ideale dell’architetto milanese Tomaso Buzzi, una città dove non si vive. La si attraversa, cercando il motivo di quelle scale cieche e di quelle stanze vuote. Così Buzzi definiva la sua creatura, alla cui costruzione aveva dedicato gli ultimi vent’anni della sua vita:

Piccola o grande follia, l’occasione per misurare le mie ambizioni, per interpretare i miei sforzi. La tomba architettonicamente grandiosa dei miei amori, delle mie passioni, dei miei successi, delle mie speranze, dei dolori, delle ricchezze guadagnate nel lavoro, dei miei ricordi, delle mie opere.

Una carriera folgorante, quella dell’architetto Tomaso Buzzi, che lo porta ad essere uno dei più ricercati designer da parte dell’alta borghesia industriale negli anni ’30 e nei primi decenni del dopoguerra. Tra i suoi clienti il regista americano George Cukor e la Famiglia Agnelli. Tra le ville ed i palazzi storici da lui rinnovate, la palladiana Villa Barbaro e, nella sua Milano, Villa Necchi Campiglio. All’apice della fama, tuttavia, mette da parte la sua carriera, e, come detto, inizia a dedicare tutto il suo tempo e le sue finanze nel progetto della città ideale.

La città ideale

Buzzi muore nel 1981, lasciando la città incompiuta. Un incompiuto che, come le volte e le colonne, è elemento di definizione per il linguaggio architettonico della sua opera.

Dovrei ottenere il fascino del Non-Finito che si apparenta a quello delle Rovine, che entrambi danno all’architettura quella quarta dimensione che è il tempo. Anche nel giardino mi piacerebbe ottenere la quarta dimensione, cioè il tempo (e il movimento) cogliendo le statue nel loro divenire (nella loro formazione).

Quella che l’architetto definiva “un’antologia in pietra”, la sua città ideale, sorge dietro il convento. Un formicaio di edifici costruiti gli uni sugli altri, una scenografia teatrale che rapisce il visitatore e lo fa perdere nelle sue strade. È la forma di una spirale a dare la traiettoria di questo agglomerato urbano che sembra organismo in divenire, vivente. Un’infinità di simboli archetipi e citazioni di antichi progettisti, come Plinio e Filarete, cingono un quasi esoterico percorso di autoconsapevolezza, personale e collettivo, fisso nel momento dell’istante ed eterno nel tempo. La città abbraccia il viaggiatore lungo il suo cammino, come un’esperienza attraverso la quale indagare se stessi, nella ricerca della piena realizzazione di sé. Realizzazione simboleggiata dall’Acropoli che domina l’intero microcosmo della Scarzuola, ultima tappa di questa piccola Odissea.

Teatri, luoghi di preghiera, statue, piscine. Un luogo difficile da raggiungere , possibile farlo solo arrampicandosi lungo una stretta strada di polvere, un luogo che sembra in equilibrio tra mondi ed ere distinte. Una porta tra il sé e ciò che lo circonda. La Scarzuola è una meta da visitare, una meta dalla quale farsi visitare.

Visitare la Scarzuola

Per chi oggi volesse visitare la Scarzuola, il sito ufficiale rilascia tutte le informazioni necessarie. Innanzitutto, è importante sapere che non sono permesse visite singole ma solo a gruppi. A fare da guida, poi, sarà Marco Solari, costruttore e proprietario del sito. Nella città che non è una città è possibile portare i propri amici a quattro zampe, mentre, per la conformazione del terreno, sono sconsigliati i passeggini. Nessun problema invece per le carrozzine.

La Scarzuola è raggiungibile tramite Fabro Scalo, Montegabbione, Montegiove, un km di strada poi bivio La Scarzuola, quindi 2 km di strada bianca. All’interno non ci sono punti di ristoro e l’intera visita dura all’incirca un’ora e mezza.

Per altre info i contatti sono il numero 0763/837463 e la mail info@lascarzuola.com.

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