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Incanto sul lago di Braies

Partiamo per il nostro viaggio che dalla bassa veronese, dopo almeno tre ore di guida sulla Brennero, ci porterà alle valli dell’Alto-Adige. Fortunatamente la monotonia dell’autostrada è alleviata dalle montagne che ci accompagnano e mutano lungo il percorso, offrendo alla vista boschi, rocce e castelli arroccati sui pendii. L’estate ha ormai fatto il suo esordio, l’aria afosa nasconde i dettagli e i profili più lontani dei monti appaiono sagome azzurre che pian piano si sfumano con il cielo.

Dopo Bressanone si entra in Val Pusteria e si prosegue lungo la strada sinuosa che scorre continua, deviando solo per portare a paesi come Rio di Pusteria e Brunico. La nostra destinazione è dopo Monguelfo e prendiamo giusto una di quelle deviazioni che ci conduce su una via solitaria circondata dai prati. Penetriamo la valletta alla ricerca di un luogo incantevole e quindi adeguatamente nascosto dalla natura, ma all’arrivo intuiamo di non essere gli unici cacciatori di tesori: il diamante dai riflessi azzurro-verde incastonato fra le rocce dolomitiche è preceduto da tre parcheggi a pagamento, un bar e un enorme albergo di villeggiatura. È lunedì mattina ma la zona brulica come un formicaio: non ci siamo poi molto allontanati dalla civiltà. Macchina al sole per una cottura a fuoco lento, scarponi ai piedi e aggeggi fotografici in mano, si inizia a camminare per il giro del Lago di Braies.

Il riflesso del gigantesco monolitico dalla forma squadrata che è la Croda del Becco, si tuffa in questo specchio d’acqua che assorbe il colore del paesaggio che lo circonda: il verde dei boschi, il grigio delle rocce, l’azzurro del cielo e il bianco delle nuvole ritornano tremolanti sulle increspature formate dal vento. Le fresche tonalità attirano gli occhi lungo tutto il cammino e continuano a far andare la mano sullo scatto della fotocamera, per tentare di imprigionare quella bellezza.

Per sfuggire all’ininterrotto flusso di gente ci diamo alla ricerca di un angolo ombroso e riparato dagli sguardi, uscendo dal sentiero e inoltrandoci fra i pini mughi e i larici che circondano la riva. Seduti su scomode pietre a filo dell’acqua possiamo dare soddisfazione alla fame e contemplare l’acqua turchese che rinfresca l’anima. Subito dopo ci inoltriamo in un boschetto poco distante: un letto di muschio e primule ci permette di chiudere gli occhi per un po’.

Non si resiste alla tentazione di togliere gli scarponi e immergere i piedi
nell’acqua trasparente, poi verde acqua e più in là blu, a piccoli passi si procede quasi inciampando sui sassi del fondo, si bagnano le caviglie e i polpacci e le cosce. Non importa se il lago è gelido, importa solo entrare in quel cielo liquido.

Si torna all’auto calda come l’inferno e, quando si arriva al residence in cui si passerà la notte, l’unica cosa che desideriamo è una doccia. Ma prima ci procuriamo la cena: siamo in un paesino sperduto e, come in tutti i paesini sperduti degni di questo nome, troviamo un piccolissimo negozio di alimentari. Afferriamo un pacco di pasta, delle lattine di ragù e chiediamo al proprietario, un omone brizzolato dotato di baffi, un pezzo di formaggio.

Il solstizio d’estate è passato da qualche giorno e soltanto alle nove di sera il sole va a riposare dietro i monti, lasciando che finalmente l’aria si rinfreschi e dia sollievo dalla calura subita durante la lunga giornata. Il residence è deserto, la proprietaria ha raccontato che fino al giorno prima era pieno per la festa di un paese più a valle. Ci godiamo allora il silenzio che ci regala questo isolato gruppo di case, interrotto soltanto dalle auto che sfrecciano ogni tanto sull’unica strada che lo attraversa. Dopo le fiamme rosa delle nuvole al tramonto, il cielo lentamente si approfondisce di blu e le montagne in controluce diventano nere, perdendo ogni dettaglio. Emergono le luci di un paese lontano, faro di chissà quali altre vite.

Arianna Tiritelli


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